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The Inpatient
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Recensione - The Inpatient

Sony inizia ad espandere il brand di Until Dawn costruendovi attorno un vero e proprio universo intorno: è proprio in quest'ottica che nasce The Inpatient, prequel (anche se molto antecedente) per PS VR del titolo di Supermassive Games. Abbiamo affrontato l'orrore ed ecco cosa ne pensiamo!

Il Gioco

Chi sono? Dove sono? Perché sono legato? Queste sono le prime domande che il protagonista (e noi) ci poniamo appena indossato il visore e lanciato The Inpatient, il nuovo titolo di Supermassive Games, già autori di Until Dawn e Until Dawn: Rush of Blood. Il gioco ci catapulta negli anni ’50, quando il Blackwood Sanatorium era ancora funzionante. Ci risvegliamo legati a una sedia, incalzati da un uomo sulla sessantina, che ci fa molte domande. Poco ha senso, ma decidiamo comunque di collaborare (possiamo scegliere se essere aggressivi o accomodanti, ma non possiamo decidere semplicemente di tacere) fino a quando, dopo l’ennesima dose di chissà quale veleno, veniamo condotti nella nostra stanza. Nel mentre ascoltiamo le voci intorno a noi parlare terrorizzate di qualcosa che sta succedendo all’interno del manicomio. Qualcosa che gli inservienti del posto si rifiutano di accettare e di capire.

Questi sono i primi minuti di gioco di The Inpatient. Ho indossato il visore PS VR comodamente seduto sul divano e, pad alla mano e cuffie microfonate alle orecchie per aumentare la sensazione di immersione, mi sono gettato alla prova di questo gioco. Premetto che adoro gli horror, sia televisivi che giocati, ma il mio livello di sopportazione alla tensione e all’ansia è molto basso. Con questo spirito ho scelto il sesso del personaggio - unica possibilità di personalizzazione concessaci - e mi sono tuffato nell’esperienza. La prima cosa che salta all’occhio è l’incredibile dettaglio grafico, fra i migliori visti finora sul piccolo visore di casa Sony. La seconda cosa che mi ha colpito particolarmente è stata la possibilità di rispondere alle domande del mio interlocutore (e di qualsiasi interlocutore presente nel gioco) esclusivamente con la mia voce invece di selezionare la risposta con il pad. In senso pratico non c’è nessuna differenza, ma stilisticamente fa la sua bella figura. I comandi con il pad sono abbastanza precisi, ho avuto qualche difficoltà invece a compiere le stesse azioni usando i PS Move, trovando in realtà più realistico il movimento (ogni move comanda un braccio) ma un po’ più complessa l’esecuzione delle azioni con la pressione dei i vari pulsanti.

MP Video - The Inpatient

Come in Until Dawn, anche in The Inpatient è presente l’Effetto Farfalla: determinate azioni che compiamo durante il gioco avranno importanti conseguenze sul prosieguo della storia, e di conseguenza sui finali. Il gioco si può completare in 3 ore circa, ma ha un alto fattore di rigiocabilità proprio a causa dell’Effetto Farfalla, che permette minime variazioni sul tema finale. Inoltre sono presenti numerosi collezionabili, per i quali vi occorreranno diverse run per completarne la raccolta. Ho trovato invece molto presente, e molto fastidioso, il Motion Sickness, che mi ha costretto spesso a fare qualche pausa.

Per quanto riguarda l’atmosfera, nel complesso dominano ansia e angoscia. Se avete giocato ad Until Dawn, dimenticatevi di quello che avete provato. Qui ci troviamo ad altri livelli, enormemente più alti. Non mancano gli scarejump che di tanto in tanto mi hanno fatto letteralmente urlare (per la gioia di moglie e vicini che non hanno chiamato la polizia per un soffio), ma il grosso della paura è dato proprio dalla sensazione di impotenza e l’ansia di ciò che si può trovare dietro a una porta chiusa. Il tutto è amplificato da un comparto audio che è al limite della perfezione, sia nella qualità sia nella creazione dello spazio virtuale.

Amore

Immersione totale

- Quello che i Supermassive Games sono riusciti a fare con determinate scelte di gameplay, come il comparto audio o i comandi vocali, è catapultare fisicamente il giocatore all’interno del Sanatorio di Blackwood. Davvero. La sensazione è proprio quella di essere prigionieri degli strani accadimenti, delle visioni, dei personaggi che girano intorno al manicomio, e di condividerne le angosce, i pensieri e i misteri, con la sensazione che tutto possa andare storto da un momento all’altro.

Comandi vocali

- Il colpo di genio degli sviluppatori. Possiamo scegliere se relazionarci con i vari personaggi del gioco sia con il pad/move che attraverso i comandi vocali da impartire con il microfono in dotazione al PS VR. Il risultato è spettacolare: pur parlando in italiano, la nostra voce viene identificata e decodificata con precisione e questo ci dà l’impressione di star davvero parlando con un interlocutore reale. L’unico elemento poco realistico è rappresentato dalla necessità di leggere le frasi che possono essere pronunciate durante il dialogo, piuttosto che rispondere invece a parole nostre.

Tecnicamente impressionante

- The Inpatient è forse il miglior gioco per PS VR a livello grafico. La realizzazione tecnica è pari, se non superiore, a una produzione AAA come quella di Resident Evil 7, che fino a oggi deteneva il mio personale scettro di miglior gioco VR a livello grafico. Se poi ci aggiungiamo anche una musica di atmosfera particolarmente inquietante, abbiamo il quadretto perfetto per far rivivere tutte le nostre paure.

Odio

Eccessivamente breve e limitato

- Come tutti (o quasi) i giochi per VR, The Inpatient ha una durata molto bassa, che si assesta in questo caso sulle 3 ore. Parliamo quindi di una delle tante “VR Experience” piuttosto che un gioco vero e proprio. Ad aggravare ancora di più la situazione abbiamo una struttura a “corridoio” che non lascia nessuna libertà di scelta al giocatore, quasi spettatore passivo di una specie di film interattivo. Quest’ultimo problema non è necessariamente un male, ma qui parliamo di un gioco che non è venduto a prezzo budget ma dura quanto, ad esempio, un singolo episodio di uno dei giochi di The Walking Dead.

Jumpscare a volte forzati

- Da persona facilmente impressionabile quale sono, ho trovato costante il livello di tensione e di inquietudine che mi ha trasmesso The Inpatient. Tuttavia ho trovato alcuni jumpscare (efficaci, per carità) un po’ fini a sé stessi e utili solo allo scopo di spaventare. Che ci fossero oppure no è del tutto ininfluente per trama e gameplay.

Motion Sickness

- Un grossissimo problema di The Inpatient è sicuramente dato dalla motion sickness, che ho trovato davvero esagerata. Di solito questo fattore è abbastanza soggettivo, quindi a voi potrebbe andare meglio. E questo nonostante la velocità di movimento per nulla rapida. Purtroppo ho dovuto fare una pausa ogni 15-20 minuti di gioco perché la sensazione di vertigini e la nausea si sono manifestate più che in altri giochi.

Tiriamo le somme

Dopo un inizio che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta a causa del comparto grafico e dei comandi vocali, pian piano l’entusiasmo per The Inpatient è scemato soprattutto una volta giunto alla fine dell’avventura. “Di già?” ho pensato, ed è quello che suppongo penserete voi. Nel complesso una buona esperienza VR, forse comunque fra le migliori, ma il prezzo non esattamente budget potrebbe farvi desistere dall’acquisto almeno per ora. Consigliato solo se siete veramente appassionati della saga di Until Dawn e ne volete approfondire gli aspetti.
7.4

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L'autore

Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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