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FATED: The Silent Oath
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Recensione - FATED: The Silent Oath

Da possibile titolo di lancio di PS VR, rinvio dopo rinvio, FATED: The Silent Oath arriva finalmente nei nostri salotti. Già disponibile da tempo su PC, il gioco ci immerge in un’atmosfera fantasy ispirata ai racconti del nord Europa. Scoprite con noi se questo gioco possa valere un po’ del vostro tempo e dei vostri soldi!

Il Gioco

Sviluppato dal piccolo studio canadese Frima, il titolo VR FATED: The Silent Oath è disponibile da un anno circa su PC ed ora è approdato anche su PS4, fruibile tramite PS VR. Lo studio è lo stesso che ha pubblicato Chariot nel 2014 su PC e console casalinghe, oltre a Pocket God su dispositivi mobile nel 2010, e pubblica questo nuovo gioco all’interessantissimo prezzo budget di 9.90 Euro. Indossiamo il visore e lanciamoci all’esplorazione di questo nuovo mondo ispirato alla mitologia nordica.

La storia comincia con il protagonista, la cui avventura viviamo interamente in prima persona, che si sveglia su un carro che lentamente si sta dirigendo al suo villaggio. Ai suoi piedi una piangente figura femminile si strugge cercando di capire perché proprio lui sia morto. Compare poi una Valkiria, che lo riporta in vita ma esigendo in pegno la sua voce; il redivivi eroe dovrà così affrontare l’intera avventura senza poter proferire parola. Parte da qui la narrazione degli eventi raccontati nel gioco.

L’espediente utilizzato in FATED: The Silent Oath per aumentare ancor di più l’immersione è proprio questo: l’interazione che abbiamo con i vari personaggi si limita semplicemente all’ascoltare oppure al rispondere a semplici domande scuotendo la testa per dire “sì” o “no”. L’ambientazione è quella della mitologia nordica e la narrazione si svolge in un periodo storico indefinito, nel quale il mondo sta cadendo in rovina a causa di una battaglia fra divinità a cui l’uomo è costretto a fare da spettatore inerme. Graficamente ci troviamo di fronte a uno stile e a una paletta di colori molto fumettosa, che ricorda a tratti quella dei vecchi giochi Rare o dei vecchi Crash Bandicoot. Nonostante ciò, però, i personaggi sono molto espressivi e molto ben curati. Il nostro personaggio è controllabile esclusivamente mediante il joypad: il movimento e la visuale sono regolati con i due analogici, mentre i grilletti dorsali servono per controllare le mani del nostro alter-ego virtuale, in maniera del tutto indipendente l’una dall’altra. Questo sistema di controllo si presterebbe all’utilizzo dei due PS Move come accade in altri giochi, ma in realtà non è possibile utilizzarli, limitando un pochino le nostre possibilità.

MP Video - FATED: The Silent Oath

Piccolo appunto per chi ha intenzione di giocare a FATED: The Silent Oath: regolate adeguatamente la distanza fra gli occhi nelle impostazioni di sistema della console. Ho infatti trovato il gioco estremamente nauseante senza agire su questo settaggio, risolvendo però completamente la cosa dopo aver sistemato questa impostazione. Se invece doveste continuare a soffrire di motion sickness, è possibile abilitare alcuni ulteriori “aiuti” premendo i tasti digitali destro e sinistro. In questo modo compaiono alcuni simboli in trasparenza sullo schermo, come quadrati/cubi, righe o disegni che si sovrappongono all’ambiente e seguono lo spostamento del giocatore, dando al nostro cervello dei punti di riferimento più solidi e convincendolo che la situazione sia un po’ meno dinamica. Come accade in altri giochi del genere, ad esempio in Robinson: The Journey, i movimenti avanti/indietro sono lenti e fluidi, mentre a destra e a sinistra la visuale si sposta “a scatti”, con un'ampiezza variabile a piacere nelle impostazioni. La mira invece (utile nelle poche scene di azione), si regola semplicemente spostando la testa verso il bersaglio o semplicemente nella direzione desiderata.

Oltre a camminare e interagire con i vari personaggi presenti nel gioco, ogni tanto ci viene richiesto di portare a termine alcuni compiti e di risolvere alcuni enigmi in realtà molto semplici. Per fare ciò dobbiamo utilizzare le braccia, ad esempio per guidare un carro, per tirare una leva oppure per tirare con l’arco. L’interazione con i personaggi e l’ambiente circostante è ridotta ai minimi termini, se non completamente assente. L’area di gioco diventa una specie di corridoio all’interno del quale si svolgono gli eventi che si susseguono inevitabilmente. In sostanza ci troviamo di fronte a uno dei tanti walking simulator che costellano il panorama indie. Il parlato e i menu sono completamente in inglese, mentre non è presente nessun sottotitolo in alcuna lingua, situazione che può diventare problematica soprattutto per chi non mastica l'inglese parlato. La colonna sonora invece risulta essere abbastanza ispirata e coglie al meglio i momenti d’azione piuttosto che i dialoghi.

Amore

Un’esperienza narrativa nel complesso buona

- L’ambientazione e la narrazione rappresentano certamente il perno principale attorno a cui ruota FATED: The Silent Oath. Il gioco procede a un ritmo piuttosto lento, scandito da una storia che viene narrata veramente bene e in maniera appassionante, anche se il finale mi ha fatto un po’ storcere il naso a causa di un’apparente eccessiva incompletezza, segno che probabilmente potrebbe uscire prima o poi un seguito. Naturalmente non vi anticipo nulla per non rovinarvi il gusto di scoprire da soli le cose.

Odio

Niente italiano, niente sottotitoli

- Sebbene in generale non ritenga doppiaggio e sottotitoli in italiano come ingredienti fondamentali di un buon videogioco, FATED: The Silent Oath non presenta alcun tipo di localizzazione italiana. Niente parlato, né sottotitoli, né voci di menu. Probabilmente è stata una precisa scelta stilistica per immergere ancora di più il giocatore nell’esperienza. Tuttavia rappresenta un grosso limite per chi non mastica l’inglese parlato, pur essendo i dialoghi molto lenti e semplificati. Trattandosi a mio parere di un gioco dedicato a un target giovane, questo può essere un serio problema.

Un walking simulator per la Realtà Virtuale

- Come molti altri titoli PS VR, FATED: The Silent Oath non è un vero e proprio gioco ma rappresenta più che altro un’esperienza da vivere, una sorta di film interattivo della durata di un’ora circa, da giocare tutto d’un fiato e dalla scarsa rigiocabilità. I pochi enigmi presenti sono semplici e le poche scene d’azione si risolvono con linearità e senza la possibilità di variare soluzione. Le ambientazioni sono lunghi corridoi che non permettono di utilizzare percorsi alternativi, anche grazie ai fastidiosissimi muri invisibili che circondano tutte le parti che altrimenti sarebbero esplorabili semplicemente camminando o nuotando.

Tiriamo le somme

FATED: The Silent Oath rappresenta in generale una buona esperienza di gioco in VR, e vale la pena provarlo se possedete la periferica per la realtà virtuale di Sony. Tuttavia la sua scarsa longevità e un finale un po’ “incompleto” non possono far levitare il voto più di tanto. Consigliato comunque acquisto anche grazie al suo prezzo budget, ma sconsigliatissimo a chi non ha una buona comprensione dell'inglese parlato.
7.5

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L'autore

Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

c

Commenti

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