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Until Dawn: Rush of Blood
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Recensione - Until Dawn: Rush of Blood

Uno degli scenari tipici per dimostrare le potenzialità della VR è quello delle montagne russe; ma che succede se l'ottovolante è vecchio e sgangherato, abbiamo due pistole in mano e gli scenari sono infestati da psicopatici che vogliono la nostra pelle? Basta indossare PS VR e avviare Until Dawn: Rush of Blood per scoprirlo: noi l'abbiamo fatto, ed eccovi la nostra recensione!

Il Gioco

Siete mai saliti su una di quelle "dark ride" dei parchi di divertimenti, le attrazioni che a bordo di carrelli ci vedono percorrere ambienti spesso bui e pieni di personaggi che si muovono, magari anche con una pistola laser per sparare agli obiettivi e fare punti? Until Dawn: Rush of Blood mira a riprodurre proprio questo tipo di esperienza: il gioco di Supermassive Games è un lungo sparatutto su rotaia (letteralmente) che ci vede attraversare sette diversi scenari mentre prendiamo di mira vari obiettivi per fare punti e terrificanti esseri per salvarci la vita.

Nulla di nuovo sotto il sole quindi, ma la particolarità del gioco sta nel fatto che è pensato per PlayStation VR, immergendoci quindi nell'intera esperienza come se fossimo davvero lì, sul carrello in corsa tra le terrificanti ambientazioni. Il gioco inizia mettendoci di fronte il singolare gestore di quello che sembra un luna park ormai abbandonato, il quale ci invita, completamente doppiato in italiano, a fare un giro sull'attrazione "Rush of Blood", avvertendoci però che questa potrebbe rappresentare un vero viaggio infernale. Ovviamente non ci rimane che prendere coraggio e metterci comodi (il titolo si gioca da seduti) nel vecchio carrello di legno, impugnare le due pistole e scoprire cosa ci aspetta.

MP Video - Until Dawn: Rush of Blood

All'inizio tutto è abbastanza normale: seppur fatiscente, il percorso presenta ancora strutture funzionanti con chioschi nei quali si muovono paperelle di cartone da abbattere con le nostre pistole, oppure palloncini, manichini e altre strutture da colpire mentre un apposito segnapunti "analogico" alla base del carrello indica il punteggio accumulato, evidenziando anche quando le sequenze di bersagli colpiti ci fanno ottenere un moltiplicatore per il punteggio. Dopo un po' però le cose iniziano a farsi più serie: mentre il nostro cicerone, che ci precedeva in un altro carrello, procede per la sua strada, noi veniamo dirottati in un ramo ancor più abbandonato del tracciato dove inizia l'orrore vero e proprio. Le strutture si fanno più decadenti, l'oscurità s'impossessa delle ambientazioni e gruppi di psicopatici iniziano ad assaltarci periodicamente: che fortuna che le nostre pistole contengano proiettili veri!

Il gioco procede quindi così lungo tutti e sette gli scenari, presentandoci ogni volta ambientazioni sempre diverse - e spesso ricche delle salite e ripide discese tipiche delle montagne russe - e nemici sempre più inquietanti, chiedendoci alla fine di ogni livello di fronteggiare un boss di qualche tipo prima di passare allo scenario successivo; scopriamo peraltro che il personaggio che interpretiamo è Josh, uno dei ragazzi protagonisti di Until Dawn, e questa avventura sembra essere una sorta di suo incubo, una discesa sempre più profonda nella sua psiche contorta.

Il gameplay è semplicissimo: si impugna un controller Move per mano e si spara ai bersagli o ai nemici. Le pistole hanno un numero limitato di colpi nel caricatore, dopo di che vanno ricaricate premendo il pulsante centrale del Move; oltre ad esse però negli scenari troviamo anche casse che, colpite, ci permettono di utilizzare armi alternative come potenti revolver, mitragliette Uzi e fucili a canne mozze, che durano però solo fino all'esaurimento dei proiettili, dopo di che si torna alle pistole. Per quelli che non hanno due controller Move, il gioco mette a disposizione anche la possibilità di giocare con il controller DualShock 4, che possiamo muovere in aria per puntare gli obiettivi esattamente come con il Move, ma in questo caso non è possibile puntare le due pistole indipendentemente e risulteranno sempre affiancate, con la sola possibilità di allontanarle o avvicinarle tra loro usando gli stick analogici.

Allla fine di ogni scenario il punteggio accumulato viene caricato sulle classifiche online, dove possiamo confrontarlo sia con i nostri amici che con tutti gli altri giocatori: un motivo per rigiocare i vari livelli e cercare di migliorare la nostra posizione, ma i vari scenari presentano anche diverse biforcazioni, attivabili sparando ad apposite leve per attivare gli scambi della rotaia, che incrementano il replay value permettendoci di visitare percorsi diversi di aree già visitate, alla ricerca magari di quello che ci permetta di accumulare i punteggi maggiori. Anche se completare i 7 scenari vi richiederà complessivamente tra le 2 e le 3 ore (durata che giustifica il prezzo budget al quale è venduto il gioco), il tempo che gli dedicherete dipenderà quindi da quante volte vorrete tornare sulle rotaie della giostra abbandonata per battere i vostri record.

Amore

Si scendeeeeee!

- La capacità del visore PS VR di riprodurre con efficacia gli ambienti tridimensionali, facendoci sentire come se fossimo davvero lì, è ormai appurata; Until Dawn: Rush of Blood si spinge però oltre, offrendoci anche l'esperienza di cadere per le ripide e tortuose discese delle montagne russe, riuscendo a darci davvero l'impressione di star precipitando con la tipica morsa allo stomaco che accompagna tale esperienza (ma senza arrivare mai a veri episodi di nausea, almeno nel mio caso). Sicuramente impressionante, per stomaci forti!

Frenesia sparatoria

- Until Dawn: Rush of Blood riesce a riprodurre piuttosto efficacemente l'esperienza di sparare ai bersagli, spesso anche mobili, delle attrazioni da luna park; usare indipendentemente le due mani, sparando da una parte e dall'altra come un vero pistolero, è un'esperienza sicuramente soddisfacente ed il sistema di puntamento è ben tarato - eccezion fatta per l'ultimo boss di cui parlo più avanti - sulla non altissima precisione di puntamento dei controller Move.

Ambienti da incubo

- Altra area in cui Until Dawn: Rush of Blood riesce bene è nella riproduzione dei claustrofobici ambienti dell'attrazione abbandonata, tutti molto convincenti nonostante la grafica non dia il massimo, grazie anche ad un ottimo sfruttamento dell'audio posizionale tramite le cuffie connesse al visore. Vi sembrerà di essere davvero lì, sul carrello, mentre sfrecciate tra inquietanti scenari spesso a decine di metri da terra e circondati da esseri terrificanti.

Odio

Struttura ripetitiva

- Until Dawn: Rush of Blood è, dall'inizio alla fine, un continuo correre sul carrello muovendo le braccia per sparare a tutto quello che vediamo. Anche se il gioco non dura moltissimo, dopo i primi livelli si inizia a sentire un po' troppo la ripetitività di questa struttura e non sarebbe stato male variarla con esperienze di altro tipo, sempre legate alla metafora del luna park abbandonato.

Quel maledetto boss finale

- Mentre i vari livelli del gioco non presentano grandi problemi di design, ho trovato il boss finale davvero odioso e frustrante. Senza anticiparvi di cosa si tratta, vi basti sapere che dovrete colpire delle sfere di fuoco che vi vengono lanciate contro intercettandole tutte, per poi sparare ripetutamente a dei bersagli fissi che, se non colpiti in pochissimi secondi, provocano la morte istantanea. Il problema è che la precisione dei controller Move - ma ho provato anche col DS4 e la musica non è cambiata - non è altissima, e risulta difficile mirare quei bersagli nel breve tempo a nostra disposizione, cosa che ci fa morire e ricominciare l'intero incontro col boss. Preparatevi a ripeterlo molte volte, prima di riuscire a superarlo.

Grafica migliorabile

- Se l'immersività negli ambienti del gioco è buona, è anche vero che graficamente il titolo non fa urlare al miracolo: gli effetti di luce sono convincenti, ma l'intera scena è renderizzata in bassa risoluzione risultando in una vera fiera dell'aliasing, inoltre determinati effetti come colate di sangue o lava che talvolta arrivano dall'alto sono resi con texture bidimensionali invece di avere una vera presenza 3D, cosa che, immaginerete, non è bella vedere in un gioco VR. Immagino si tratti di compromessi dovuti alla potenza della console, ma qualche ottimizzazione in più non avrebbe guastato.

Tiriamo le somme

Until Dawn: Rush of Blood convince come esperienza in sé: le meccaniche sono valide così come lo è il livello di immersione nelle terribili ambientazioni, ma la sua pecca maggiore è la ripetitività del gameplay che non cambia dall'inizio alla fine. Essendo però un titolo dal prezzo budget nonché una delle primissime esperienze per il visore Sony, possiamo comunque perdonargli una certa mancanza di contenuti in favore dell'esperienza inusuale che ci permette di vivere. Se volete vivere atmosfere horror su PS VR potreste quindi valutarne l'acquisto; consigliato però il possesso di due controller PS Move, perché con il pad classico non risulta essere altrettanto convincente.
7.0

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L'autore

Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, inizia nel 2002 un'avventura da insider nel mondo dei videogiochi partendo con la concorrenza ma maturando sempre più interesse per il mondo Playstation. Nel 2013 decide finalmente di aprire MondoPlay, con l'obiettivo di farlo diventare il sito di riferimento per tutti gli amanti italiani della console Sony.

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i Le recensioni di MP esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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